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15 apr 2019

A VITTORIO CELIENTO

Caro Vittorio,

 

in questo momento ho il difficile compito di volgerti l’ultimo saluto del Foro di Busto Arsizio. Oggi qui c’è l’abbraccio ideale dei colleghi, dei magistrati, degli amici, di tutti coloro per i quali sei stato esempio di cittadino e di avvocato che ha dato lustro all’Avvocatura per correttezza di comportamento, indipendenza, autonomia, scrupolo professionale e rettitudine.

 

Avvocato per convinzione, difensore penalista per vocazione, intellettuale per stile, democratico per cultura, hai sviluppato la coscienza morale verso la legalità e la giustizia in ogni momento della tua vita professionale e pubblica. Le difficoltà non ti hanno mai frenato; hai sempre dimostrato che le decisioni giuste sono anche le più ragionevoli; ci hai insegnato quella meravigliosa eresia per cui non occorre sperare per osare né riuscire per perseverare.

 

Nelle aule di tribunale o nel corso di amabili conversazioni, la tua è sempre stata “la voce che ti parla” con intensità e semplicità, con lessico impeccabile, con sensibilità morale, con tutti i toni dell’umanità, una voce che amava spaziare nel fertile terreno del racconto. Da osservatore della natura umana hai usato le energie mentali, le risorse culturali, il rigore logico non meno che la creatività, la forza d’animo, la riflessione su ogni dettaglio per far rivivere storie umane. Sei stato uomo di molte letture e di abituali incursioni in altre discipline non per non distinguerti in nessuna ma per essere per quanto possibile perfetto in una sola. E proprio questa è stata la caratteristica della tua eloquenza, quella di ricercare sempre la coesione nella ricostruzione tra fatto e diritto, tra reticolo di significati e mondo da difendere, tra fatti e ideali.

 

Caro Vittorio, voglio ancora qui rinnovarti il ringraziamento mio e dei colleghi che hanno avuto la ventura di averti come Presidente dell’Ordine. E’ stata una preziosa occasione di apprendimento per tutti, a cominciare dai consiglieri che con te hanno condiviso la fatica di amministrare un Foro in continua crescita. Abbiamo imparato da te a riconoscere i diritti inviolabili dell’uomo e il dovere inderogabile di solidarietà politica economica e sociale che predicavi e praticavi nella vita pubblica. Ci guidavi nelle scelte con nitidezza di posizione, con ironia per esorcizzare reazioni scomposte, con leggerezza di ragionamento, con misura nel giudizio, perché eri certo che una società non la si può giudicare soltanto in base alle leggi e ai regimi esistenti ma soprattutto in base al costume, alla moralità, alle idee correnti e all'avvicendarsi dell'una all'altra generazione.

 

Favorivi il confronto senza imporre il tuo punto di vista. Non parlavi mai per primo ma sapevi fare sintesi dando spessore alla discussione. In quei bellissimi sei anni, cementati da viaggi e da occasioni conviviali in cui girava sempre qualche tuo scritto vergato con l’inconfondibile inchiostro turchese, abbiamo camminato dietro di te se non per dare un ordine al nostro Ordine almeno per dare un senso al nostro ruolo.

 

Cessato ogni tuo incarico pubblico e dopo esserne stato amministratore, per molto tempo hai anche scritto per la tua città impressioni e giudizi sui fatti di cronaca, concretando quel grande privilegio dell’uomo di dire e scrivere quel che pensa sugli angosciosi problemi del sentire, dell'agire, del giudicare, del vivere e lo hai sempre fatto senza alcuna deferenza verso il potere e all’insegna dell’inquietudine che fa pensare.

 

Convinto che il lavoro allontana da noi i grandi mali, la noia, il vizio e il bisogno, volevi lavorare fino alla fine. Sei stato in studio fino a quando hai potuto perché sapevi che, come in una casa vuota, in uno studio vuoto si entra solo per piangere. E quando il tuo indomito spirito di lottatore ha dovuto cedere al battito d’ali dell’angelo nero che da tempo tentava di soffocare il battito del tuo cuore, quando non sei più riuscito a far entrare almeno una farfalla a svolazzare tra libri e documenti, le ore sono franate come giorni e i giorni come anni, e nel libro della vita che cercavi di continuare a leggere i nomi si sono sgretolati in un lungo congedo pieno di addii.

 

Angosciati, abbiamo accompagnato con discrezione e silenzio quest’ultimo tratto della tua esistenza nel timore di nuocere a un passato di felice memoria. Ora, in questo difficile momento, ci stiamo domandando se la tua sarà morte, sonno o forse solo sogno e come il più caro amico di Amleto posso solo dire che “oggi un grande cuore si è spezzato. Buon notte, dolce Presidente, e voli di angeli ti accompagnino fino al tuo riposo”.

Angelo Proserpio